Tau e il paradosso di Fermi

Tau è un film Netflix del 2018, visibile dal 29 giugno. Protagonisti Maika Monroe e Ed Skrein. Nella versione originale Gary Oldman presta la voce a Tau, l’intelligenza artificiale del film. Il film è diretto da Federico D’Alessandro (storyboard artist di Ant-Man, animatics supervisor di Doctor Strange e La Mummia, Avengers: Age of Ultron, eccetera) 

D’Alessandro è un signore che lavora ad altissimi livelli ma i film per cui ha lavorato sono brutti almeno quanto Tau e hanno l’ulteriore demerito di essere decisamente più costosi.

La trama è più o meno questa: Julia, una giovane borseggiatrice, viene rapita e usata come cavia per un esperimento scientifico sull’intelligenza artificiale. Si trova in realtà nella dimora del rapitore, uno scienziato senza scrupoli, evoluzione di un odierno tech entrepreneur da Silicon Valley (simile al Nathan Bateman dello scialbo Ex Machina), che sta portando a termine il suo progetto sacrificando diverse vite umane.

Il tema dell’autodeterminazione e della conseguente emancipazione di un’intelligenza artificiale è stato pienamente esaurito da Kubrick in 2001: Odissea nello spazio. I migliori film successivi sul medesimo tema sono solo quelli che hanno ampliato e aggiunto qualcosa al soggetto come, ad esempio, Blade Runner, Terminator o Ghost in the Shell (l’anime) e pochi altri. Sono davvero pochi.

Lo spunto apparentemente originale ma pericoloso da gestire è quello relativo all’evoluzione morale di Tau che inizialmente obbedisce ciecamente agli ordini dello scienziato senza remore. Nel corso del film l’intelligenza artificiale si evolve grazie alla progressiva identificazione con la protagonista. Quest’ultima educa l’AI attraverso la musica e la lettura nel tentativo di risvegliarne la coscienza e l’umanità. Purtroppo tutto questo resta in superficie. Tau non fa paura nemmeno all’inizio e la sua evoluzione è frettolosa. Allo stesso modo si fatica ad avere compassione per la protagonista. I tre personaggi del film (tre compresa l’intelligenza artificiale) risultano tutt’altro che memorabili e tutta la pellicola è per lunghe sequenze priva di ritmo, soprattutto nella prima parte. La messa in scena è mediocre così come lo sono gli effetti speciali come il guardiano robot che sorveglia la protagonista che col suo incedere intermittente ricorda quasi la vecchia stop-motion. Nulla riesce pienamente al film.

Netflix produce più film di qualsiasi altra casa cinematografica. Tuttavia trovare un buon film su Netflix è difficile quanto entrare in contatto con una civiltà aliena. In questo caso può venirci in aiuto il paradosso di Fermi di Netflix che recita: «Se Netflix pullula di bei film, dove sono tutti quanti?». Io sono ottimista.

Tau è qualitativamente simile ad un telefilm, con una trama scontata e lineare, con personaggi bidimensionali e qualche spunto sprecato. Se voleste guardalo perché tutto sommato si tratta fantascienza, ha la stessa protagonista del memorabile It Follows e presenta qualche raro momento di suspense allora fatelo, non vi biasimo, l’ho visto anche io fino alla fine.

 

By | 2018-07-11T21:47:13+00:00 luglio 10th, 2018|Cinema, Fantascienza|0 Comments

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