Come parlare di un libro senza averlo mai letto

Oggi parliamo di un libro particolarissimo e assolutamente fondamentale. Un testo poco conosciuto che dovrebbe trovarsi nella libreria di ogni lettore evoluto.
Non è un romanzo ma un saggio illuminato e illuminante scritto da Pierre Bayard, un professore di letteratura. Dal titolo potrebbe sembrare un testo demenziale, di quelli che si trovano facilmente nella sezione self-help di ogni libreria Feltrinelli che si rispetti.
Invece, Come parlare di un libro senza averlo mai letto di Pierre Bayard tratta di come si possa tranquillamente parlare di qualsiasi testo, persino in un contesto accademico, senza aver mai tenuto il libro tra le mani.
Come si fa a parlare di un libro mai letto? In estrema sintesi bisogna evitare di entrare nei dettagli, bisogna mettere da parte il pensiero razionale e cercare nel proprio subconscio la relazione fra noi, l’opera e il suo collocamento letterario.

Quanti libri potremmo leggere nella nostra vita? Moltissimi. Tuttavia anche leggendone uno al giorno sarebbero 365 libri all’anno e così via. Lascio a voi l’aritmetica. Arriveremmo in ogni caso a leggere solo un’insignificante percentuale dei libri contenuti, ad esempio, in una piccola biblioteca di provincia (esistono ancora le biblioteche?).
Bayard stesso ammette con grande onestà di non aver mai letto Ulysses di Joyce e allo stesso tempo dice di essere capace di parlarne, come fa probabilmente qualsiasi professore di letteratura. Bayard afferma: “Io non ho mai letto Ulysses di Joyce ed è probabile che non lo leggerò mai. Il contenuto del libro mi è dunque del tutto estraneo… con questo voglio dire che non mi troverei affatto in imbarazzo, durante una conversazione, a parlare di Ulysses perché sono in grado di situarlo con relativa precisione in rapporto ad altri libri. So che è una ripresa dell’Odissea, che si ricollega alla corrente del flusso di coscienza, che si svolge a Dublino in un giorno solo, ecc. E quindi mi capita di frequente, nei miei corsi, senza batter ciglio, di fare spesso riferimento a Joyce.”
Come dice Bayard nel libro, “la cultura è soprattutto una questione di orientamento. Essere colti non è aver letto un libro piuttosto che un altro, ma essere in grado di orientarsi nel loro insieme, e di conseguenza sapere che essi formano un insieme ed essere capaci di situare ciascun elemento in rapporto agli altri.”
Bayard continua dicendo che non ha nemmeno importanza avere informazioni precise sul contenuto di un libro perché è sufficiente conoscerne la collocazione.
Spesso uno dei modi più abituali per approcciarsi ad un libro è quello di sfogliarlo. Per Bayard l’azione di sfogliare un libro può essere ordinata, come si fa quando si sfoglia un libro dall’inizio alla fine, oppure disordinata ovvero circolare. L’atto di sfogliare un libro si colloca dunque a metà strada tra leggere e non leggere il libro e in molti casi è sufficiente per collocarlo, tanto più che molti lettori che leggono un libro fino alla fine non sono poi in grado di dargli una collocazione.
In un altro capitolo del libro Bayard riporta una tesi di Umberto Eco in cui quest’ultimo dimostra come non sia assolutamente necessario avere avuto fra le mani un libro per parlarne, a condizione di ascoltare e di leggere ciò che gli altri lettori dicono. Questo è quello che succede nei corsi delle scuole superiori: quanti dei libri riportati in un manuale di storia della letteratura vengono letti dagli studenti? Siamo vicini allo zero, eppure è possibile parlare approfonditamente di questi testi ad una interrogazione o ad un esame universitario leggendo solamente quello che riporta il manuale che spesso è scritto, a sua volta, da persone che non hanno letto i libri di cui parlano.
In fondo, e tutti ne abbiamo esperienza, dalla nostra memoria sparisce una grande quantità di libri letti ma poi inesorabilmente dimenticati. A volte questi libri dimenticati lasciano una traccia nella nostra mente e ci aiutano a ricollocare anche quelli non letti.
Una delle parti più interessanti di questo libro è forse il capitolo in cui Bayard descrive alcune situazioni reali di contraddittorio. Importantissimo smascherare un cialtrone che parla di un libro che non ha letto o intavolare una conversazione con uno scrittore di cui non si è letto il libro o valutare l’abilità e la cultura di un professore che riesce a parlare di un testo che conosce solo in parte. In un caso Bayard racconta una situazione reale, che avrebbe messo in imbarazzo chiunque, dove uno scrittore si trova in una sala gremita di ammiratori che lo incalzano con domande su libri che in realtà non ha mai letto.
Nella parte finale del libro Bayard ci regala alcuni consigli pratici su quali siano i comportamenti da adottare in questi casi reali. Lo scrittore inoltre parla di alcuni giochi divertenti come il gioco dell’umiliazione di cui non vi accenno nulla per non togliervi il piacere di leggere direttamente questo libro preziosissimo. In ogni caso, dopo aver letto questo articolo, potrete sempre parlare del libro di Bayard senza averlo mai letto.

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Come parlare di un libro senza averlo mai letto di Pierre Bayard, 208 pagine, Editore Excelsior 1881

By | 2018-07-11T21:50:46+00:00 novembre 13th, 2017|Narrativa, Sense of wonder|1 Comment

One Comment

  1. Pina luglio 6, 2018 at 1:49 pm - Reply

    Non l’ho mai letto.. mi incuriosisce!

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