War for the Planet of the Apes

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War for the Planet of the Apes

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Questo reboot (o prequel?) composto da tre episodi della saga Planet of the Apes è sicuramente una delle opere di fantascienza più interessanti degli ultimi anni.
Il secondo dei tre film è forse il più significativo. Premetto che non sto facendo una recensione del film che ho visto qualche tempo fa, ovvero War for the Planet of the Apes.
Anzi, chiarisco: non mi piace fare recensioni. E raramente le leggerete su Uranio. Ci sono altri siti che annoiano egregiamente con le recensioni. Oltretutto il mio problema principale è il tempismo: due settimane prima dell’uscita di un film trovo già una recensione da qualche parte. Le mie opinioni arrivano per ultime. Infine per superficialità, non sempre ho voglia di documentarmi (che significa leggere moltissimo) per ogni filmetto in uscita su Netflix o per ogni b-movie estivo. Sarebbe oggettivamente eccessivo trattare con tanto rispetto anche quei prodotti che spesso non rispettano lo spettatore e non hanno richiesto un grande sforzo per essere pensati e scritti.
Quindi su questo War for the Planet of the Apes non vi dirò molto, eccetto che è il film più debole della trilogia e che la parte melodrammatica finale strappa qualche risolino involontario. Allora cosa rende interessante questa serie che non ha nemmeno un soggetto originale? Due cose. La scrittura e gli effetti speciali. 

Perché gli effetti speciali? Perché sono al servizio della storia. In questi film di scimmiette il 90% delle scene sono immagini generate al computer e i protagonisti principali, si pensi solo all’incredibile espressività di Cesare, sono in CGI. Però l’uso massiccio di effetti non è invasivo: è puramente funzionale.

Avrete presente che non ci troviamo di fronte alla tipica cazzatona science-fantasy alla Thor (cinecomics a caso): genere che imperversa. In questi film ad una straordinarietà di mezzi a disposizione è contrapposta la più grande idiozia creativa all’insegna di un gusto fantasy pacchiano con effetti esagerati fine a se stessi.

In War for the Planet of the Apes gli effetti speciali sono al servizio della storia, ovvero sono trasparenti. Sono i migliori effetti speciali possibili, quelli che non si percepiscono, che non distraggono lo spettatore e che permettono di seguire esclusivamente la trama.
Il pianeta delle scimmie inoltre si colloca nel genere “soft sci-fi” dove l’elemento più fantascientifico sono semplicemente delle scimmie che hanno preso coscienza. Parlo di soft sci-fi non perché non sia presente un ragionamento scientifico impiegato in maniera rigorosa, la storia utilizza spiegazioni scientifiche per delineare gli eventi, ma perché vengono approfonditi temi antropologici e sociologici. Questo approccio mi piace molto, denota consapevolezza, un certo stile (stile, una delle cose che manca completamente ai cinecomics). Inoltre in questo modo è stato riproposto un classico della fantascienza che non è, se ci pensate, un soggetto di gran moda nell’epoca del cinecomics.
La seconda cosa che mi fa apprezzare la serie è, come ho accennato, la scrittura, ovvero  le sceneggiature. Sono ben scritte e semplicemente lineari. E se ne scrivono poche di questo tipo. Come sapete la storia è tratta dal romanzo Il pianeta delle scimmie (La Planète des Singes) di Pierre Boulle. 

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By | 2017-11-02T19:41:53+00:00 novembre 2nd, 2017|Uncategorized|0 Comments

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