Uno Spider-Man di quartiere

Spider-Man: Homecoming è un film diretto da Jon Watts e scritto a dodici mani da Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford, Chris McKenna e Erik Sommers.

Questi si sono guardati negli occhi e hanno detto: e adesso che cazzo facciamo? Sul serio, dopo l’ultimo Spider-Man di Raimi, che ha appena compiuto dieci anni e dopo il fiasco di The Amazing Spider-Man (2012) e The Amazing Spider-Man 2 (2014) a distanza di neanche tre anni, cosa avrebbero mai potuto fare per rinnovare l’immagine dell’uomo in calzamaglia rossa?

Hanno quindi deciso di buttarla in vacca un po’ come avrebbero fatto i tre sceneggiatori di Boris.
Il risultato è una via di mezzo tra un teen-movie di John Hughes e una sequela di scenette divertenti con sporadiche apparizioni del faccione di Robert Downey Jr. che, in veste di Iron Man, serve a far ricordare che anche questo film fa parte del franchise.

In tutto questo sono presenti parecchi intermezzi comici slegati dalla trama e una noiosissima sequenza di approfondimento della conoscenza tra Spider-Man e la tuta parlante.

Alla fine è la storia di un ragazzino sfigato (più aderente al fumetto?Frega a qualcuno?) che per fare lo Spider-Man di quartiere non partecipa a feste e serate in piscina e si fa scappare la ragazza di cui è innamorato disertando persino il ballo di fine anno in cui lei si presenta vestita di rosa come Molly Ringwald in un famoso film del nostro Hughes.

Tom Holland è quasi perfetto. Un degno sostituto di Matthew Broderick che, non essendo ancora possibili i viaggi nel tempo, non era disponibile nelle sembianze del 1986.

Non a caso Una pazza giornata di vacanza (Ferris Bueller’s Day Off è un film del 1986 di John Hughes) è fonte di ispirazione per Watts. Lo stesso regista lo cita in particolare nella scena di fuga tra i sobborghi, scena riproposta una seconda volta direttamente su uno schermo ad uso e consumo di chi non avesse colto la citazione. Metacinema For Dummies.

Spider-Man: Homecoming è tra i migliori cinecomics. Vero.

Spider-Man: Homecoming è divertente. Vero. D’altronde se avessero preso sul serio il personaggio il film sarebbe stato un flop. Per fortuna la tendenza è quella di proporre cinecomics che nei fatti sono commedie. Ma dove sono spontaneità e originalità? Qui, sicuramente, non sono di casa.

Questo centrifugato di generi è agevolato dal fatto che il pubblico dei cinecomics è composto da quasi quarantenni rincoglioniti con la nostalgia per gli anni ‘80 (e col virus-Hughes in forma latente nelle vene) e da teenagers nati a ridosso dell’anno 2000 che non hanno mai letto un fumetto di Spider-Man e non hanno mai visto nemmeno gli Spider-Man di Raimi. Non è uno stereotipo, è proprio così: conosco un ragazzo appena iscritto all’università, persona in gamba, nato nel 1998, che non ha mai visto Alien o Terminator e che considera Avengers: Age of Ultron film migliore di sempre in termini assoluti. E per quanto mi riguarda, lui è un campione rappresentativo.

I cinecomics stanno mutando per sopravvivere. Ma l’estinzione di massa è vicina.

​Hai una strana sensazione? Leggi qui.

By | 2018-07-11T21:50:18+00:00 agosto 4th, 2017|Cinema, Trash|0 Comments

Leave A Comment