Il fiume della vita. Ovvero come dilapidare una serie di idee suggestive.

Sir Richard Francis Burton fu uno studioso e un esploratore inglese della seconda metà dell’ottocento. Venne espulso dal Trinity College di Oxford per motivi disciplinari e partì per l’India come soldato. Prestò servizio presso la Compagnia delle Indie e fu anche un ufficiale dell’intelligence inglese. Fu una figura complessa e discussa.

Burton viaggiò in tutto il mondo; travestito da pellegrino riuscì ad entrare nella città sacra della Mecca ed esplorò altre città altrettanto proibite e mai visitate da europei.
Fu un esperto di lingue orientali; si crede parlasse dalle 25 alle 40 lingue, dialetti compresi (siamo nel mito), tra cui l’arabo. Fu opera sua, tra le tante pubblicazioni, una celebre traduzione, dall’erotismo accentuato, delle Mille e una notte.
Burton era affascinato dall’idea di scoprire le sorgenti del Nilo che, nonostante le diverse pericolose spedizioni intraprese, non riuscì mai a trovare. Scoprì tuttavia il lago Tanganica.
Nel 1877, a causa di contrasti con il ministero degli esteri inglese, venne esiliato a Trieste, dove operò come console britannico nella città che era all’epoca il principale porto dell’Impero austro-ungarico.
Morì nel 1890 a Trieste, e il suo corpo fu persino imbalsamato, per ordine della moglie, in attesa della definitiva tumulazione a Londra. La moglie inoltre bruciò per motivi religiosi diversi suoi manoscritti ancora inediti.

Questa complessa figura storica è il protagonista del Fiume della Vita (To Your Scattered Bodies Go, 1971), un romanzo di fantascienza di Philip José Farmer che ha vinto il premio Hugo nel 1972 come miglior romanzo.

La trama del libro è semplice quanto promettente.
L’avventuriero Richard Francis Burton muore a Trieste e si sveglia in una condizione di stasi: fluttua in aria tra migliaia di corpi. Poco dopo cade al suolo insieme agli sconosciuti. Riapre gli occhi in un mondo alieno definito da una vallata lussureggiante solcata da un fiume interminabile. Insieme a lui, l’umanità intera, circa 36 miliardi di persone, è risorta contemporaneamente in questo nuovo mondo. I risorti sono dotati di un contenitore metallico legato al polso, detto graal, che produce cibo e altri generi di conforto. Burton inizia ad esplorare il mondo del fiume insieme ad alcuni compagni tra cui Peter Jairus Frigate, un immaginario scrittore di fantascienza che non è altro che l’alter ego di Farmer stesso.
Burton incontra diversi personaggi celebri tra cui Hermann Göring e Servo Tullio che lo faranno prigioniero e da cui dovrà fuggire. Burton scopre un nuovissimo mezzo di trasporto: il suicidio. Morendo, Burton si ritrova di volta in volta resuscitato su un’altra sponda del fiume. Questo stratagemma tornerà utile sia a Burton che a Farmer per aggirare alcuni culs-de-sac narrativi. Con innumerevoli suicidi tenterà di raggiungere le sorgenti del fiume. Il libro prosegue.

Difficile restare indifferenti alla trama, prima di leggere il libro. Il Fiume della vita però è un perfetto esempio di come una serie di idee suggestive possano essere dilapidate a livello narrativo.
La prima di queste idee è proprio l’utilizzo di una figura reale così complessa senza tentare un minimo approfondimento del personaggio. Burton è un protagonista perfetto per l’economia del libro ma non si tratta di un Burton redivivo che ci parla dal suo punto di vista, con la sua psicologia e facendo appiglio alla sua storia personale.
Il Burton di Farmer è semplicemente incompleto e la scelta di utilizzare Burton, cioè un poliglotta, un esploratore leggendario risulta solo un espediente utile alla trama.

Il tema della resurrezione contemporanea dell’intera umanità è decisamente affascinante. Come potrebbero riorganizzarsi gli uomini di ogni epoca se risorgessero contemporaneamente in un mondo vergine? Come potrebbero interagire persone che appartengono a periodi storici diversi, che hanno storie e modi di pensare diversi, che parlano lingue diverse? Chi è l’artefice di questo crudele purgatorio? Purtroppo il racconto lancia innumerevoli spunti e interrogativi che non vengono risolti o approfonditi in alcun modo. La fantascienza filosofica è un’altra cosa: impossibile, per esempio, accostare questo libro a un capolavoro del genere come Solaris di Stanisław Lem.
Inoltre il testo è caratterizzato da uno stile sommario, spesso la narrazione ha un andamento troppo rapido e anche l’ambientazione del Mondo del fiume è solo abbozzata.

Tuttavia, perché accanirsi? Il Fiume della Vita rimane un libro cult, che merita una lettura per la sua grande potenza immaginativa, e come ogni opera (involontariamente) seminale, non ha bisogno di essere perfetto.

Ciclo del Mondo del Fiume

Questa è la serie dei cinque romanzi del ciclo con i relativi link.

Fiume della vita

(To Your Scattered Bodies Go, 1971)

 

Alle sorgenti del fiume

(The Fabulous Riverboat, 1971)

 

Il grande disegno

(The Dark Design, 1977)

 

Il labirinto magico

(The Magic Labyrinth, 1980)

 

Gli dei del fiume

(Gods of Riverworld, 1984)

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/sir-richard-francis-burton/ 

https://www.britannica.com/biography/Richard-Burton-British-scholar-and-explorer 

http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2005/12/29/NZ_14_BURT.html 

http://www.mangialibri.com/node/12712

By | 2018-07-11T21:52:36+00:00 giugno 3rd, 2017|Fantascienza, Narrativa|0 Comments

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